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SUMMARY:Residenza artistica dell'illustratrice Sofia Figliè alla MAB
DESCRIPTION:Dal 23 agosto al 2 settembre\, l’illustratrice Sofia Figliè sarà in residenza alla MAB Maison des Artistes Bard per conoscere il paese\, ascoltare la sua comunità e raccogliere storie\, luoghi\, abitudini e suggestioni da trasformare in illustrazioni e cartoline dedicate a Bard. \nSofia desidera incontrare abitanti e realtà del paese e conoscere i luoghi a cui sono più legati. Se hai una storia da raccontare\, un luogo del cuore o un ricordo che parla di Bard\, vieni a condividere il tuo punto di vista con lei e contribuisci al progetto. \nIl risultato della residenza sarà presentato nella mostra “Diario visivo. Cartoline da Bard” allestita in una delle cantine del borgo di Bard\, che inaugurerà il 2 settembre\, in occasione del Festival di Fine Estate\, e resterà aperta fino al 13 settembre. \n📍 Bard\n📅 Residenza: 23 agosto – 2 settembre\n🎨 Mostra: 2 – 13 settembre\n🎟️ Ingresso gratuito \nUn nuovo racconto di Bard\, nato dall’incontro tra arte\, territorio e comunità. \n👉 Scopri il programma completo del Festival di Fine Estate e tutti gli appuntamenti: https://maisondesartistesbard.it/festival-di-fine-estate/ \n 
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SUMMARY:Residenza artistica di Sotterraneo alla MAB
DESCRIPTION:Dal 15 al 27 giugno alla MAB di Bard sarà in residenza la nota compagnia teatrale di ricerca Sotterraneo\, con il progetto Stupidocene.\n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nStupidocene\nUna conferenza-spettacolo\nuna creazione Sotterraneo\nSara Bonaventura\, Claudio Cirri\, Daniele Villa\ncon Teodora Grano \nPartiamo da quello che molti pensatori contemporanei definiscono il problema dell’epoca: la perdita di realtà condivisa. Da sempre la specie umana interpreta la realtà in molti modi possibili e spesso i conflitti fra persone\, popoli e civiltà nascono proprio dall’incompatibilità delle narrazioni a cui crediamo. Questo è un problema ancestrale\, specie-specifico e probabilmente irrisolvibile – per fortuna\, dato che la possibilità di analizzare la realtà da più punti di vista è uno degli elementi costitutivi di quello che nei millenni abbiamo imparato a definire “libertà”. Oggi però questo problema pare moltiplicarsi e acuirsi a dismisura: attraverso la complessità dei problemi che abbiamo davanti\, ormai sempre di scala globale; attraverso l’ambiente tecnologico frammentato in cui dispositivi e rivoluzione digitale ci immergono; attraverso le accelerazioni che segnano il nostro tempo\, dall’instabilità geopolitica alla crisi climatica. Senza una base di realtà condivisa però\, senza quello che Eco chiamava “zoccolo dell’essere”\, non si danno regole\, non si dà uguaglianza\, in pratica non si da democrazia: impossibile la convivenza tra moltitudini se viviamo in realtà percepite come completamente separate e incompatibili. Da qui le polarizzazioni\, i populismi\, la crisi del modello liberale a favore dell’emersione delle autocrazie. \nLa nostra conferenza-spettacolo vuole mettere in campo questo problema teorico-concettuale creando un formato super-leggero\, capace di tenersi in equilibrio tra divulgazione e spettacolo\, diretto nel rapporto col pubblico\, angosciato e ludico al tempo stesso.  \n\nSotterraneo\nFondata a Firenze nel 2005\, Sotterraneo è una delle realtà più significative della ricerca teatrale contemporanea italiana. Il collettivo sviluppa un linguaggio originale che intreccia teatro\, performance e cultura contemporanea\, indagando le contraddizioni del presente attraverso un approccio definito “avant-pop”\, capace di coniugare immaginario collettivo e pensiero critico. Le sue creazioni\, tra cui Overload\, Shakespearology\, Europeana\, L’Angelo della Storia e Il fuoco era la cura\, hanno circuitato nei principali festival e teatri italiani e internazionali\, raggiungendo Europa\, Asia e America Latina. Nel corso degli anni Sotterraneo ha ricevuto numerosi riconoscimenti\, tra cui due Premi Ubu per lo Spettacolo dell’anno (2018 e 2022)\, il Premio Ubu Speciale\, il Premio Lo Straniero e il Premio Hystrio alla drammaturgia. Accanto alla produzione artistica\, la compagnia porta avanti un’intensa attività formativa e di ricerca\, collaborando con università\, istituzioni culturali e reti europee. Dal 2021 è artista associato del Piccolo Teatro di Milano.
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SUMMARY:Residenza artistica / Welcome to Las Vegas
DESCRIPTION:La Maison des Artistes Bard ospita dal 10 al 13 giugno la performer valdostana Florence Bovet in residenza artistica con il progetto Welcome to Las Vegas.\n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nWelcome to Las Vegas è la storia di un bambino che all’inizio del XX secolo è costretto a lasciare il proprio paesino in mezzo alle Alpi per cercare altrove una vita migliore. Questa vita migliore la cercherà in cima ai grattacieli in costruzione di New York\, su una nave da guerra nel Pacifico e addirittura nei casinò più famosi di Las Vegas.  \nNella sua odissea non incontrerà maghe o ciclopi\, ma bensì marinai abbronzati\, prostitute dal cuore d’oro e cantanti mafiosi. Eppure\, come Ulisse costretto a partire\, conserverà sempre nel suo cuore il desiderio di tornare. E chissà che non trovi\, dopo anni di assenza\, dopo una vita migliore\, dopo la guerra\, il riposo ai piedi delle Alpi\, per guardare un’ultima volta le stelle della sua infanzia… \nIspirato dalla storia vera di Valerien “Val” Roullet\, Welcome to Las Vegas ripercorre la vita di un emigrato italiano che s’imbarca per l’America negli anni ’30. Lo spettacolo scritto\, messo in scena e interpretato da Florence Bovet\, accompagnata dalle musiche originali live di Luca Moccia\, si basa su accurate ricerche storiche e interviste ai discendenti diretti di Valérien “Val” Roullet\, di Arvier\, per raccontare attraverso testo\, musica e video\, la storia di un immigrato valdostano nell’America degli anni ‘30. \nLa residenza in MAB sarà per Florence Bovet l’occasione di lavorare con un tecnico light designer su un disegno luci più preciso\, scolpito e narrativo affinché lo spettacolo\, creato in condizioni da festival\, possa godere di una drammaturgia tecnica completa. \n\nWelcome to Las Vegas\ndi e con Florence Bovet\naccompagnata dalle musiche di Luca Moccia\nCon il sostegno della Regione autonoma Valle d’Aosta – Assessorato Istruzione\, Cultura e Politiche identitarie\n \n  \n\n\nFlorence Bovet è autrice\, regista e attrice. Nata nel 2000 da madre belga e padre italiano\, cresce in Valle d’Aosta\, regione bilingue del nord-ovest d’Italia. Fin da giovane si dedica alla scrittura in italiano e francese\, ottenendo nel 2015 una menzione d’onore al Prix Interrégional Jeunes Auteurs (Svizzera) con il racconto Jigoku Dani\, pubblicato nello stesso anno da Éditions de l’Hèbe. Nel 2017 è semifinalista al Prix du Jeune Écrivain (Francia) con Mémoires d’une époque e nel 2019 vince il primo premio del concorso Abbé Trèves con Maman\, parle-moi comme ta maman. \nNel 2019 si trasferisce in Belgio per frequentare l’Institut des Arts de Diffusion di Louvain-la-Neuve\, dove consegue una formazione in interpretazione drammatica\, scrittura e regia. Durante gli studi scrive i suoi primi due testi teatrali: Aux Cyprès Heureux e Les Reconstructrices. La sua scrittura è attraversata da temi ricorrenti come la trasmissione familiare\, la memoria\, la distopia\, la costruzione di nuove possibilità e il legame con la comunità. \n 
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SUMMARY:Non ti scordar di me - Residenza artistica di danza
DESCRIPTION:La Maison des Artistes Bard ospita dal 18 al 24 maggio e dal 4 al 11 giugno Valentina Dal Mas in residenza artistica con il progetto Non ti scordar di me. Laboratorio aperto a tuttə giovedì 11 giugno ore 17:30.\n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nnon ti scordar di me nasce dall’incontro con un’umana dalla pelle increspata e dalla memoria selvaggia\, così amo chiamarla\, di nome Elda. Elda\, alla sua 104esima estate\, traghetta verso il suo aldilà che è un campo di patate\, dove c’è anche un cappuccio\, la sua seggiolina d’infanzia\, l’acqua di colonia del suo amato Angelo.\nIn questo suo luogo così fratello alla sua casa terrestre\, Elda dissoda la terra della sua esistenza da cui affiorano ricordi\, baci\, canzoni\, lacrime. In questo suo tempo\, i tempi verbali sussultano\, si azzuffano giocosamente ognuno per essere invocato per primo\, si tengono teneramente per mano\, come se fossero uno. In questo suo trasfigurato dimorare\, Elda mantiene la promessa di essere tutte le sue Ere Eldozoiche. \nAvvinta come l’edera attorno al mormorare\, esultare\, ruggire dei suoi organi\, Elda nasce a nuova vita nel suo aldilà\, irruente come un vento forte\, prudente come chi mette in fila un piede dopo l’altro\, lucente\, nel rivelare la sua preghiera. \n\nValentina Dal Mas\nValentina Dal Mas si forma nell’ambito della danza e del teatro a Parigi e in Italia con Abbondanza/Bertoni\, Dominique Uber\, Nina Dipla\, Michela Lucenti\, Serge Ricci\, Carolyn Carlson\, Iris Erez\, Raffaella Giordano\, Alexandre Del Perugia. E’ danzatrice per la Compagnia Abbondanza/Bertoni dal 2014 e attrice-danzatrice per La Piccionaia-Centro di Produzione teatrale dal 2016. Nel 2016 intraprende un suo percorso autorale indipendente e nel 2017 vince il Premio Scenario Infanzia con lo spettacolo “Da dove guardi il mondo?” Dal 2016 espande la sua professione all’ambito socio-educativo e ai contesti di cura\, proponendo laboratori di teatro-danza nelle scuole pubbliche\, nelle RSA\, nelle cooperative sociali che si occupano di persone con fragilità di varia natura e di bambini assistiti dai servizi socio-sanitari\, presso il carcere di Montorio (VR) e AMA (Associazione Malattia Alzheimer). Nel 2023 vince il Premio Scenario Periferie con lo spettacolo “Luisa”.
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SUMMARY:Residenza artistica di Anagoor alla MAB per il nuovo lavoro su Arlecchino
DESCRIPTION:Dal 25 maggio al 3 giugno alla MAB la residenza artistica della compagnia pluripremiata Anagoor con il progetto La Tragedia di Arlecchino\, questa commedia non è divina. \n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nArlecchino. Viaggio di un demone \nChi è Arlecchino oggi\, in un secolo tragico? Non solo una maschera\, non solo un servo astuto o un saltimbanco: Arlecchino è un demone antico\, una figura ctonia che guida i morti nella notte\, uno spirito indomabile che attraversa i secoli portando con sé il peso e la rabbia dei dannati\, dei poveri\, degli esclusi. \nQuesto progetto artistico parte dalle radici medievali del personaggio — Hellequin\, re degli Elfi\, capo della caccia selvaggia\, benandante in trance — per arrivare al Novecento di Picasso e Baj\, dove Arlecchino si frantuma in schegge e diventa emblema della tragedia contemporanea. Le losanghe del suo costume non sono più decorazione: sono pezzi di mondo cuciti insieme\, brandelli di storie\, cicatrici di Guernica\, di Auschwitz\, di Gaza. \nAl centro della ricerca c’è il corpo dell’attore: vivo\, imprevedibile\, estatico. Sotto la maschera pietrificata ribolle una carne che non si lascia domare. Arlecchino è l’ultimo individuo prima dell’omologazione di massa\, il comico e il tragico fusi insieme\, la gioia e il dolore che abitano lo stesso volto. \nUno spettacolo che è anche un atto di memoria: raccogliere frammenti significa farsi portavoce\, con tutto il rischio e la responsabilità che questo comporta. \n  \nCrediti\nLa Tragedia di Arlecchino\, questa commedia non è divina.  \nLuca Altavilla // Anagoor \nSound Design: Mauro Martinuz  \nMaschera: Alessandra Faienza  \nCappello: Jcosky \nSartoria: Sara Favero \nRicerche: Lisa Gasparotto + Sergia Adamo  \nAssistenza Alla Regia: Marco Menegoni  \nDrammaturgia: Luca Altavilla + Simone Derai  \nRegia Scena Luci Costumi: Simone Derai  \nStruttura: Thymele  \nContributo: Regione Friuli Venezia Giulia  \nPartner: Festiltinaos + Operaestate Bassano + MAB Maison Des Artistes Bard \n\nAnagoor\n\n\nAnagoor è tra le compagnie più note e premiate del teatro contemporaneo europeo (Leone d’Argento alla Biennale Teatro di Venezia 2018). Negli anni il collettivo ha ridefinito i confini del teatro contemporaneo\, intrecciando arti performative\, filosofia\, musica e immagine in creazioni di straordinario impatto estetico e intellettuale. \n\n\nLa compagnia Anagoor è fondata da Simone Derai e Paola Dallan a Castelfranco Veneto nel 2000\, configurandosi fin da subito come un esperimento di collettività. Oggi alla direzione di Simone Derai e Marco Menegoni si affiancano le presenze costanti di Patrizia Vercesi\, Mauro Martinuz e Giulio Favotto\, Monica Tonietto\, Gayané Movsisyan\, Piero Ramella\, mentre continuano a unirsi artisti e professionisti che ne arricchiscono il percorso e ne rimarcano la natura di collettivo. \nIl teatro di Anagoor risponde a un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove performing art\, filosofia\, letteratura e scena ipermediale entrano in dialogo\, pretendendo tuttavia\, con forza e in virtù della natura di quest’arte\, di rimanere teatro. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna trevigiana\, presso La Conigliera\, allevamento cunicolo convertito in atelier e dal 2010 fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies – art work space. Domenico Garofalo\, Annalisa Grisi e Maria Grazia Tonon completano il team seguendo management e curatela del progetto artistico. \nFra i premi ricevuti: il premio “Jurislav Korenić“ a Simone Derai come miglior giovane regista al 53mo Festival MESS (2012)\, il Premio Hystrio – Castel dei Mondi (2013)\, il Premio ANCT per l’innovativa ricerca teatrale\, il premio HYSTRIO alla regia (2016) e il Premio ReteCritica.
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SUMMARY:Laura Gazzani in residenza col progetto Aimée
DESCRIPTION:Dal 25 al 29 maggio alla MAB la residenza artistica di Laura Gazzani con il progetto AIMÉE il confine come promessa / la frontière comme promesse. \n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nTutto inizia con due corpi. Una distanza da misurare\, un ascolto da costruire\, una fiducia da guadagnare passo dopo passo. AIMÉE nasce come duetto coreografico che prende la bourrée\,  danza folk delle zone di confine\, come punto di partenza per interrogare uno dei concetti più urgenti del nostro tempo: il confine. Non come barriera\, ma come luogo vivo di scambio\, incontro e trasformazione. \nLa bourrée è una danza di soglia. Appartiene alle comunità rurali delle zone di frontiera e risuona\, con ironia fertile\, nel “pas de bourrée” della danza classica accademica. Questo cortocircuito tra tradizione popolare e linguaggio codificato apre un campo di ricerca ricco e contraddittorio: una danza che attraversa epoche\, contesti e corpi diversi\, e che porta con sé la memoria di chi l’ha danzata prima di noi. \nDal duetto si genera un movimento corale. Il cerchio si allarga\, il passo diventa invito\, e la danza si trasforma in esperienza collettiva. Una chiamata pubblica coinvolge gli abitanti del territorio in due giorni di laboratorio\, al termine dei quali la comunità sale in scena insieme ai danzatori professionisti. Non come sfondo\, ma come parte viva dell’opera. Il confine tra spettatore e interprete si dissolve\, e con esso ogni distanza tra arte e vita quotidiana. \nA radicare ulteriormente il progetto nel luogo\, una raccolta di suoni ambientali — piazze\, sentieri\, portoni — diventa materiale per una partitura sonora costruita insieme al sound designer: una mappa acustica del territorio che entra nella danza e la abita. \nAIMÉE è una ricerca in divenire\, nata da un percorso coreografico avviato nel 2021 sulla rivisitazione contemporanea dei balli popolari come forma di memoria collettiva. Un progetto che restituisce al passo la sua funzione più antica: creare comunità\, generare prossimità\, fare promessa di incontro. \n  \n\n\n  \n\n\nCrediti\nAIMÉE il confine come promessa / la frontière comme promesse \ncoreografia di / chorégraphie de Laura Gazzani  \ncon / avec Francesca Rinaldi\, Melania Pallini  \nassistente alla coreografia / assistante chorégraphique Jessica Russo  \nsound Tim Van Der Burg \n\nLaura Gazzani\nHa iniziato la sua formazione accademica in Italia e poi ha vissuto a Los Angeles\, Madrid e New York\, dove ha studiato danza contemporanea\, linguaggi urban e pratiche di improvvisazione\, e ha lavorato come danzatrice. Nel 2014 ha fatto un tirocinio come osservatrice alla Forsythe Company\, seguendo la ripresa del lavoro di One Flat Thing\, reproduced: da lì ha iniziato a interrogarmi sulla percezione\, sul corpo come strumento di relazione con lo spazio e con lo sguardo. \nDal 2018 crea lavori che portano il nome di persone\, perché considera ogni creazione un organismo vivo\, che cresce\, inciampa\, cambia identità e direzione. Il suo primo solo è Pedro (2020/2021)\, selezionato per la Vetrina della giovane danza d’autore 2021. Poi Walter (2021/2023)\, co-prodotto da Anghiari Dance Hub e Zerogrammi\, vincitore di Danza Urbana XL 2022 e del Dancescapes Mobility Grant 2022\, che ha aperto una ricerca sulla ripetizione come dispositivo drammaturgico ed emotivo. Nel 2024 ha debuttato con Graziosissimo\, sostenuto dal MiC e da SIAE attraverso il programma Per Chi Crea\, e selezionato dalla Vetrina della Giovane Danza D’Autore 2025. Nel 2025 è nato Carmela\, selezionato dalla NID Platform – Open Studios 2025. \nLa sua pratica si fonda sull’urgenza di condividere un’esperienza con chi guarda: considera la scena un luogo fragile ed esposto\, dove l’incontro avviene nella percezione\, negli slittamenti\, nei silenzi\, più che nelle certezze.
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SUMMARY:Residenza artistica di Balletto Civile alla MAB
DESCRIPTION:La Maison des Artistes ospita dal 3 al 17 maggio la compagnia Balletto Civile in residenza artistica con il progetto FURIOSO\, ideato\, diretto e coreografato da Michela Lucenti.\n\n\nPresentazione del lavoro\nIl lavoro nasce come uno studio sulla fragilità\, intesa come segno del contemporaneo: un attraversamento\, un dispositivo di percezione che invita a riconoscere il nostro stesso smarrimento per trasformarlo in una possibilità fertile. Non si tratta di una riscrittura del mito\, ma di un’esperienza immersiva che coinvolge direttamente lo spettatore. \nCon la drammaturgia di Emanuela Serra e Maurizio Camilli\, FURIOSO si configura come un dispositivo performativo site-specific in cui lo spazio diventa generatore d’azione. La drammaturgia fisica\, cifra distintiva di Balletto Civile\, non racconta la storia ma la incarna nei corpi\, nelle relazioni e nelle distanze. Il pubblico è chiamato a muoversi\, attraversare e abitare la scena: non semplice spettatore\, ma parte integrante dell’esperienza. \nLa scena si presenta come un “palazzo di Atlante” contemporaneo: un luogo di smarrimento e rivelazione\, un’architettura simbolica che accoglie memoria\, sogno\, inganno e desiderio. L’ensemble affronta l’Orlando Furioso come un organismo vivo e polifonico\, privo di un unico protagonista\, in cui le voci si intrecciano in un flusso narrativo condiviso. \nAttraversando epoche e immaginari — dal Rinascimento al presente — il progetto riflette sul tema dell’identità e della trasformazione. Come suggerisce Virginia Woolf nel suo Orlando\, l’individuo è molteplice: una coscienza in continua mutazione\, capace di attraversare generi\, tempi e possibilità. \nProva aperta giovedì 14 maggio\, ore 21:00 / Teatro Plus Aosta / Ingresso 5 euro. \n  \nCrediti\nFURIOSO \n«E quale è di pazzia segno più espresso che per altrui voler perder se stesso?» \nLudovico Ariosto\, Orlando Furioso (XXIV\, 1) \n  \nideazione regia e coreografia Michela Lucenti\ndrammaturgia Emanuela Serra\, Maurizio Camilli\, Michela Lucenti\ntesti Emanuela Serra.\nin scena Fabio Bergaglio\, Daniele Boccardi\, Ambra Chiarello\, Michele Calcari\, Maurizio Camilli\,Antonio Carta\, Cecilia Croce\, Giovanni Fasser\, Michela Lucenti\, Paolo Rosini\, Emanuela Serra\, Giulia Spattini\, Mirko Tosches\, Francesca Zaccaria.\nassistente alla coreografia Alessandro Pallecchi\nassistente alla regia Francesco Gabrielli\ndrammaturgia del suono Daniele Boccardi\ndramaturg Attilio Caffarena\ncostumi Giulia Spattiniorganizzazione Ambra Chiarello\nproduzione Balletto Civile\ncon il sostegno di MAB- Maison des Artistes di Bard e di MiC-Ministero della Cultura \n\nBalletto Civile\nBalletto Civile è un collettivo nomade di performer\, nato nel 2003 e fondato da Michela Lucenti in collaborazione con Emanuele Braga\, Maurizio Camilli\, Francesco Gabrielli ed Emanuela Serra. L’équipe si caratterizza per la ricerca di un linguaggio scenico “totale”\, privilegiando l’interazione tra teatro\, danza e il canto dal vivo originale\, ma anche per il forte impegno etico e l’ altrettanto importante passione civile che da sempre caratterizza il loro lavoro.
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SUMMARY:Residenza artistica di Gabriele Portoghese alla MAB con Preghierine
DESCRIPTION:Dal 20 aprile al 3 maggio la MAB ospita la residenza artistica di Gabriele Portoghese\, attore e autore tra i più rilevanti della scena teatrale italiana contemporanea\, con il progetto artistico Preghierine\n\n\n  \nPresentazione del lavoro\nDove sono i nostri amici morti? Perché siamo qui? Veniamo da qualche parte? Cos’è la libertà? Qualche tempo fa\, Baudelaire appuntava questi semplici interrogativi. \nOgni volta che facciamo una domanda alla vita o alla morte\, ci affacciamo su qualcosa che ci sfugge\, un altrove. \nPreghierine ha a che fare col nostro bisogno di consolazione con quel luogo inconsolabile dell’anima in cui cerchiamo il senso della nostra esperienza sulla terra. Le preghierine sono liste di desideri frivoli o inconfessabili. Pensieri violenti\, teneri\, perversi. Sinceri. Il tempo che occupano è un tempo improduttivo. Sospeso. Tempo dentro di noi. \nCi sono alcuni lampi di Lo Spleen di Parigi e di Il mio cuore messo a nudo di Baudelaire. \nL’Annunciazione di Recanati di Lorenzo Lotto ha suggerito una cornice. È l’annunciazione meno austera su cui ci sia capitato di mettere gli occhi. Quando l’Angelo irrompe\, la Madonna si gira\, sorprende noi\, che stavamo a guardare. Pare di sentire\, in quella casa\, un gran fracasso. Il gatto si spaventa e se la squaglia. Qualcosa di ridicolo e di umano inciampa nel sacro. \nNella nostra cornice ci sono due figure\, uno straniero baudelairiano (chi è? da dove arriva?) e un uomo comune. \nPiù che una narrazione\, Preghierine si propone di essere una composizione.  \nIn uno spazio scarno affiorano un interno domestico e un misterioso esterno. Suoni e luci suggeriscono luoghi e situazioni del reale e dell’immaginario. Quotidiano e straordinario si incontrano. \nSi avvicendano – come frammenti – confessioni\, circostanze\, immagini. \nUna folata di preghierine invade lo spazio. Voci sparse che sembrano evocare un impietoso – ma non spietato – Noi. \n \nCrediti\nun progetto di Gabriele Portoghese\ncondiviso con Dario Felli\, Maria Elena Fusacchia\, Emanuele Pontecorvo e Gaia Rinaldi\ndrammaturgia e regia Gabriele Portoghese\ncon Gabriele Portoghese e Gaia Rinaldi\nprogetto sonoro Emanuele Pontecorvo\ndisegno luci Maria Elena Fusacchia\nregia del suono Dario Felli/Emanuele Pontecorvo\nper INDEX Valentina Bertolino\, Francesco Di Stefano\nuna produzione INDEX\ncon il supporto di MAB Maison des Artistes Bard\, Olinda/TeatroLaCucina \n\nGabriele Portoghese\nGabriele Portoghese è attore e autore tra i più rilevanti della scena teatrale italiana contemporanea. Diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”\, ha costruito un percorso artistico che intreccia ricerca drammaturgica e interpretazione\, collaborando con registi come Valerio Binasco\, Giorgio Barberio Corsetti\, Fabio Condemi e Giorgina Pi. \nIn teatro ha affrontato ruoli di grande intensità e testi che spaziano da Shakespeare a Pasolini\, da Ibsen alla drammaturgia contemporanea\, distinguendosi per una presenza scenica rigorosa e visionaria. Parallelamente sviluppa progetti autoriali\, firmando drammaturgie e regie. \nÈ vincitore di importanti riconoscimenti\, tra cui nel 2021 il Premio Ubu come miglior attore\, il Premio Hystrio Mariangela Melato e il Premio Internazionale Ivo Chiesa. Lavora anche per cinema e televisione\, collaborando con registi come Stefano Mordini e Ciro Visco.
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SUMMARY:Zazà con la banda in testa - residenza di creazione
DESCRIPTION:Dal 16 al 22 marzo la MAB ospita la residenza artistica di Roberta Lidia de Stefano con il lavoro Zazà con la banda in testa \n\n\n\n\nSinossi\nZazà con la banda in testa è un progetto teatrale ibrido dove parola e musica si intrecciano in un dispositivo scenico essenziale e potente. Ispirato alla figura artistica di Gabriella Ferri\, lo spettacolo prende la forma di un soliloquio che richiama il teatro dell’assurdo e attraversa\, in modo libero e poetico\, frammenti della sua biografia. \nZazà – cercata da tutti\, trovata da nessuno – attende una “chiamata” che non arriva. Intrappolata in un eterno attimo prima dell’apertura del sipario\, solo nel finale lo spettatore comprende che quella preparazione è\, in realtà\, un congedo: Zazà si sta preparando per buttarsi di sotto. La scena diventa così un luogo di sospensione\, un tempo dilatato in cui l’attesa si fa destino. \nIl personaggio costruito da Roberta Lidia De Stefano e Gabriele Scotti oscilla tra la barbona e il varieté: una figura marginale\, fragile e lucidissima\, che ha conosciuto il riconoscimento ma mai quanto avrebbe meritato. Attraverso Zazà\, il progetto interroga il rapporto contraddittorio che l’Italia intrattiene con i suoi artisti: un sistema che li osanna da morti e condanna da vivi. \nLe canzoni sono cantate dal vivo e riarrangiate in una partitura originale\, con un paesaggio sonoro ispirato a un folk minimale di ascendenza tomwaitsiana (disegno del suono: Marcello Gori). Il testo in romanesco dialoga con la tradizione di Ettore Petrolini e Belli\, mentre la dimensione plurilingue dello spettacolo si apre ai personaggi delle canzoni: Ciccio Formaggio (napoletano)\, Remedios (argentina)\, la Titina (francese) e il Nanni (milanese). \nScene di Maria Spazzi\, costumi di Rossana Gea Cavallo\, video e luci di Serena Serrani compongono uno spazio instabile e fortemente evocativo\, dove la vita scenica si confonde con il congedo finale. \nZazà con la banda in testa non è un omaggio nostalgico\, ma una riscrittura critica e contemporanea: un attraversamento biografico che interroga il senso stesso dell’essere poeta oggi. \n\n\n  \n  \n\n\nCrediti\nZazà con la banda in testa \nRegia e drammaturgia: Roberta Lidia De Stefano\, Gabriele Scotti \nDisegno del suono: Marcello Gori \nScene: Maria Spazzi \nCostumi: Rossana Gea Cavallo \nVideo e luci: Serena Serrani \n\n\n  \n\n\n\nRoberta Lidia De Stefano\nPerformer\, cantante\, autrice e musicista attiva nel teatro contemporaneo e nella scena performativa italiana ed europea. Diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano\, ha studiato Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma. \nLa sua ricerca attraversa parola\, corpo e musica\, con particolare attenzione alle voci scorticate\, al patrimonio popolare e alle figure femminili fuori norma. Ha collaborato con Enzo Moscato\, Dario Fo\, Danio Manfredini\, Francesco Saponaro\, Gianina Cârbunariu\, Gaelle Bourges e altri. Socia fondatrice di Le Brugole & Co.\, dal 2013 collabora con ERT/Teatro Nazionale come autrice e interprete. \nCon Alexandre Roccoli è coautrice di Di Grazia (la voix du patron) (ERT\, Espace des arts Scéne Nationale de Chalon sur Sâone). Nel 2024 è stata borsista alla Fondazione Cini per studi sulle cantate barocche napoletane. Nel 2025 debutta al Campania Teatro Festival con Hotel Dalida (tournée 2026-2027). Compone musiche per l’audiovisivo: la sua canzone-manifesto contro il femminicidio Iodecidio è nella colonna sonora della serie belga La Théorie du Y. Collabora con Chora Media e Rai Radio1. \nInsignita del Premio Eleonora Duse 2023 per Kassandra di Sergio Blanco\, del Premio Hystrio-Mariangela Melato e del Premio Carnevale Calabria Cultura. Conduce laboratori su canto\, presenza e relazione tra voce\, corpo e testo\, portando avanti un’idea di teatro come “archeologia epica dell’umano”. \n  \nGabriele Scotti\nDrammaturgo\, sceneggiatore e docente presso l’Università di Milano Bicocca. Scrive per cinema\, teatro e podcast. Tra i suoi lavori: i lungometraggi Tra cinque minuti in scena (Miglior Film d’Essai FICE) e Dolcissime (Miglior Sceneggiatura Magna Grecia FF)\, documentari per Sky Arte\, i monologhi per Lella Costa Se non posso ballare e Giovanna d’Arco. \nSocio ATIR dal 2020\, collabora con Serena Sinigaglia a Supplici di Euripide (Miglior Regia ANCT 2022\, Premio Hystrio Twister 2023). Tra i lavori recenti: Arrusi (vincitore bando Next)\, Metaforicamente Schiros con Beatrice Schiros\, Tutte le volte che le donne… con Cathy La Torre. Autore dei podcast Via Morando 9 con Giuseppe Cederna e Invictae con Lella Costa.
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SUMMARY:Lettera Aperta - residenza selezionata dalla call
DESCRIPTION:Dal 3 al 17 marzo la MAB ospita la residenza artistica di Frani Dibiase e Roberto Leandro Pau con il lavoro Lettera Aperta \n\n\nResidenza selezionata attraverso la call “MAB – Ai confini del Mondo 2026” \n  \n\n\nSinossi \n\n\nLETTERA APERTA è una performance che esplora il rapporto vivo tra movimento e scrittura attraverso l’intreccio di forma epistolare\, vocalità e ricerca coreografica.LETTERA APERTA è posizionamento\, urgenza di gioia\, volontà di reimparare ad incontrare.\nLETTERA APERTA è uno spazio pronto a far esistere altri modi di relazionarsi.\nLETTERA APERTA è un augurio di presenza\, scritto con l’intento di riappropriarsi della facoltà di scelta. Soggettività incomprimibili abbandonano posture riconoscibili sottraendo spazio al normativo.\nLETTERA APERTA è la gioia nel nominare\, nel riappropriarsi delle parole\, togliere loro patine ossidate in eoni di uso intenzionalmente improprio. \nLETTERA APERTA è una performance che nasce dalla necessità di allenarci a incontrare la gioia\, di scovarla\,\ndifenderla\, alimentarla. I pretesti sono la scrittura di lettere e il movimento. In scena un bacio e un abbraccio. La\nriconoscibilità di queste figure è instabile; l’abbraccio trasmuta in organismo multiforme\, vocalizzando frammenti\ndi lettere a voce nuda; il bacio diventa dispositivo sonoro: le bocche cantano una nell’altra generando una\ndiplofonia. LETTERA APERTA si costruisce drammaturgicamente sulla relazione tra queste due figure e le loro\ntrasformazioni: per gli spettatori si dispiega\, attraverso un linguaggio corporeo immediato\, una danza frastagliata\nche dà vita a una partitura sonora che costruisce tempo e atmosfera. La lettura delle lettere non è didascalica: è\ncorpo sonico\, vibrazione che increspa la quiete\, attraversa i corpi\, innescando una nuova dimensione percettiva.\nLa coreografia si costruisce nel continuo assestamento tra ascolto\, slittamenti e interazioni. \n\n\n  \nCrediti \ndi Frani Dibiase e Roberto Leandro Pau\ncon Tulls Primultini\, Roberto Leandro Pau\, Frani Dibiase e Claudia Veronesi\ndramaturg Tulls Primultini\ntesti Frani Dibiase e Claudia Veronesi\ndisegni e grafica Simone Marchetti\namministrazione e organizzazione Giusy Guadagno / Extragarbo\nil progetto prende forma all’interno di Fabulamundi Playwriting Europe New Voices co-finanziato\ndall’Unione Europea e si presenta in forma di studio dopo un periodo di residenza all’interno del\nfestival Short Theatre 2025.\ncon il sostegno di Corniolo Art Platform\, IterCulture\, Viagrande Studi \n  \nFrani Dibiase è autrice e danzatrice. Il suo lavoro si concentra sulla traduzione di segnali espressi attraverso movimento\, testo e voce. Partendo da sé in senso femminista\, la sua ricerca è rivolta alla creazione di un ascolto sottile che apra la possibilità di scivolare insieme in una dimensione energetica condivisa. In alleanza con Ida Malfatti crea le performance Elettrica\, CCC. Attualmente lavora alla sua ultima creazione Animala prototipa\, aperta in forma di studio presso BASE (MI). Dal 2022 è parte del gruppo dormi|veglia insieme a Zoe Francia Lamattina\, Ida Malfatti e Chiara Cecconello. È danzatrice in Pastorale di Daniele Ninarello e sua assistente. È performer in FRAGOLESANGUE di Monica Francia\, Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina. \n  \nRoberto Leandro Pau (2001)\, performer. Tramite il movimento\, interroga il mistero della presenza\, nella sua peculiarità generativa. Ha preso parte alla creazione e messa in scena de La Vaga Grazia di Eva Geatti. Studia partecipando a diversi seminari e laboratori tenuti anche da Cristina Kristal Rizzo\, Claudia Castellucci e Giovanni Campo. Attualmente è performer in FRAGOLESANGUE di Monica Francia\, Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina.
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SUMMARY:Atlante. Oggi splende il sol
DESCRIPTION:Dal 23 al 28 febbraio la compagnia Palinodie sarà in residenza artistica alla MAB per la creazione del nuovo spettacolo ATLANTE.\n \nUn lavoro corale che esplora il rapporto umano con la paura – da emozione primaria di sopravvivenza a strumento politico – e indaga il confine tra privato e collettivo\, realtà e percezione. \n\n\nSpettacolo selezionato per la stagione 25/26 della Saison Culturelle \n\n\nSinossi \n\n\n\nIn un aeroporto delle figure aspettano\, partono\, sono di passaggio. Stanno tornando a casa da un viaggio\, hanno in mano il biglietto che le porterà verso una vita migliore. Nei loro bagagli a mano ci sono le storie – a volte inconfessabili – che li hanno portati fino a qui. Fuori il mondo non ascolta. Va avanti\, schiaccia e travolge chi non riesce a ritagliarsi un’isola felice. Sono una poeta\, una hostess\, un cuoco\, un cantastorie con la chitarra sempre in spalla e un personaggio che sembra davvero il cattivo della storia. \nIl lavoro indaga il rapporto umano con la paura\, da emozione primaria di sopravvivenza\, a strategia politica. Il contenuto dello spettacolo si muove tra privato e pubblico\, tra soggetto e collettività. Dalla disarticolazione delle informazioni e dalla complessità della verifica delle fonti prende spunto\, per individuare un moto di conoscenza diverso. L’aeroporto Atlante è uno spazio di transito\, un paradiso contemporaneo. Gli aeroporti sono spesso le espressioni architettoniche più straordinarie di una città\, ma che cosa si cela dietro la perfezione della linea? \n\n\n\n  \nCrediti \nprogetto drammaturgico Verdiana Vono\nregia Stefania Tagliaferri\nconsulenza in scena e fuori scena Andrea Santantonio\ncon Nadia Casamassima\, Andrea Cazzato\, Silvia Pietta\, Verdiana Vono\ncontributi di Alberto Zanin\nuna produzione Palinodie\nin coproduzione con IAC – Centro Arti Integrate di Matera\nFoto di Giorgio Prodoti \n  \nPalinodie è una compagnia di teatro contemporaneo fondata ad Aosta nel 2012 e co-diretta da Stefania Tagliaferri\, regista diplomata alla Paolo Grassi\, e da Verdiana Vono\, dramaturg formatasi a Ert – Emilia Romagna Teatro. Tra i riconoscimenti più recenti il premio Scenario Adolescenza per Tinta di Vono e Cicconi\, il sostegno Siae Per chi Crea per la produzione di Alle mie figlie di Tagliaferri e Vono\, la selezione per La/s Escritura/s de La/s Diferencias del testo Brucia il Mito di Vono. \nAlla produzione degli spettacoli\, Palinodie affianca azioni di programmazione con l’intento di nutrire il discorso teatrale e lo sviluppo territoriale\, come la rassegna Prove Generali – Il teatro va in montagna (a Morgex da 2017) e il Festival Aosta Città Diffusa (dal 2021)\, collaborando con le principali istituzioni pubbliche valdostane e con enti privati\, tra i quali Fondazione Natalino Sapegno e Compagnia di San Paolo. \nPalinodie è ETS riconosciuta e finanziata dalla Regione Valle d’Aosta e da marzo 2025 ha in gestione la MAB – Maison des Artistes Bard\, innovativo centro di residenza\, primo stabile in Valle d’Aosta. A livello nazionale fa parte di Cresco\, di Risonanze (nel direttivo)\, di Illumina Rete Nazionale per la parità di genere nelle arti performative e in Borderlands. È nella co-progettazione di Plus Aosta e del Teatro Giacosa.
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SUMMARY:Residenza artistica di creazione L'Atto Sospeso
DESCRIPTION:Dal 9 al 25 gennaio la MAB ospita un residenza artistica di Emilia Verginelli.\nL’Atto Sospeso nasce da una domanda semplice e radicale: cosa accade quando l’eroe si ferma? Quando l’azione si interrompe e lascia spazio all’esitazione\, al dubbio\, al pensiero? \n\nIl progetto\nIl lavoro prende avvio dall’omonimo saggio di Sara De Simone\, che indaga il momento di sospensione nella narrazione eroica: quell’attimo in cui l’azione non avviene\, si ritrae\, si trasforma in contemplazione. Non l’atto compiuto\, ma il vuoto che lo precede. Non l’impeto\, ma la pausa. \nAttraversando figure mitologiche e letterarie – da Achille a Oreste\, da Arjuna a Lancillotto\, fino a Orlando – il progetto esplora un’epopea alternativa fatta di esitazioni\, rallentamenti e trasformazioni interiori. Un’epopea in cui il pensiero stesso può diventare azione\, assumere un peso fisico\, una postura\, una forma scenica. \n\nLa residenza\nLa residenza alla Maison des Artistes rappresenta una fase centrale del processo creativo: uno spazio-tempo di attraversamento e riscrittura\, in cui il progetto viene messo alla prova\, scomposto e ricomposto in dialogo con lo spazio e con il contesto. \nDurante il periodo di lavoro\, Emilia Verginelli approfondisce una pratica performativa che si allontana dal materiale autobiografico per confrontarsi con un testo esterno\, costruendo una drammaturgia che intreccia riflessione teorica\, azione fisica e immaginario visivo. La residenza diventa così un luogo di sospensione attiva\, in cui il progetto può abitare il dubbio prima di trovare una forma definitiva. \nL’Atto Sospeso non cerca risposte definitive\, ma abita una soglia. Un tempo altro\, in cui l’azione è rimandata e il gesto resta incompiuto. È in questo vuoto che la poesia trova spazio e respiro\, e che la scena può farsi luogo di ascolto\, di pensiero e di trasformazione. \nLa residenza alla Maison des Artistes accompagna questo processo\, sostenendo una ricerca che fa della sospensione non un limite\, ma una possibilità. \nCrediti\ndi e con Emilia Verginelli\nAiuto regia Annachiara Vispi \n  \nEmilia Verginelli è performer e autrice. La sua ricerca si sviluppa nell’ambito delle arti performative contemporanee\, intrecciando corpo\, parola e immaginario visivo in una pratica che indaga l’identità\, la costruzione dei ruoli e la relazione tra esperienza individuale e dimensione politica. \nDopo una prima fase di lavoro fortemente legata al materiale autobiografico\, con i progetti Io non sono nessuno e Lourdes\, il suo percorso artistico si apre a una riflessione più ampia sulla scrittura scenica e sulla regia\, orientandosi verso l’elaborazione performativa di testi esistenti e dispositivi teorici. \nIl suo lavoro attraversa temi quali l’eroismo\, la vulnerabilità\, la sospensione dell’azione e la trasformazione\, assumendo una postura dichiaratamente transfemminista che interroga la storicità dei ruoli di genere e la possibilità di riscriverne l’eredità. Centrale nella sua pratica è l’attenzione al tempo\, al gesto incompiuto e al pensiero come forma di azione. \nParallelamente alla ricerca drammaturgica\, Emilia Verginelli sviluppa un interesse per la dimensione visiva e sonora della scena\, sperimentando dispositivi leggeri e adattabili\, capaci di dialogare con spazi e contesti differenti. Il lavoro in residenza rappresenta per lei un momento fondamentale di attraversamento\, in cui il progetto può essere messo in crisi\, riformulato e ripensato prima della sua definizione finale.
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SUMMARY:Residenza artistica di danza - Scented Panther
DESCRIPTION:Dal 9 al 16 dicembre la MAB ospita un residenza artistica di Aurelio di Virgilio.\n\nIn questi giorni di permanenza creativa\, Aurelio Di Virgilio approfondirà un lavoro che si concentra sulla trasformazione lenta e ipnotica del corpo\, che progressivamente incorpora una ferinità originarie e le sue tracce. \nSCENTED PANTHER è una performance che punta lo sguardo sull’allegoria medievale della pantera profumata: animale iconico\, resistente\, feroce\, seducente e elusivo\, immaginato come l’incarnazione della poesia. Questa nuova ricerca prende l’avvio dal desiderio di lavorare sulla sparizione e l’estinzione. \nIn una profonda connessione con il precedente progetto di Aurelio di Virgilio dal nome POEMS – il cui focus è sulle dediche scritte e sulla loro materializzazione nello spazio – questa ricerca si intreccia con l’immaginario di Elsa Morante e il suo realismo animalesco e magico. L’antologia poetica della Morante ALIBI è presa come un codice a partire dal quale ripensare il corpo e il movimento\, mentre la figura della Tigre della Tasmania – marsupiale\nestinto – e della Lince Appenninica – animale abruzzese di cui non si ha traccia – offrono la metafora di una presenza che continua a resistere attraverso le tracce\, aldilà della propria effettiva scomparsa. La figura della pantera è una guida perturbante per creare paesaggi immaginifici\, con i sentori di unafiaba nera. \n  \nCrediti\ndi Aurelio Di Virgilio\ncon Elena Sgarbossa\ncon il sostegno di Boarding Pass Plus Dance\, coordinamento Lavanderia a Vapore – Turin\, in collaborazione con Tasdance / Launceston; con il supporto di Intercettazioni 2025 – Circuito CLAPS – Brescia \n  \nAurelio Di Virgilio\nAurelio Di Virgilio (1995\, Pescara) è un artista attivo nell’ambito delle arti performative. Nel 2017 si diploma presso la Scuola Luca Ronconi del Piccolo Teatro\, Milano. Continua la sua formazione seguendo coreograf* e artist* come Elena Giannotti (IT)\, Virgilio Sieni (IT)\, Isabelle Schad (DE)\, Olivia Grandville (FR)\, Marco D’Agostin (IT)\, La Tristura (ES)\, Massimiliano Barachini (IT)\, Mattias Umpierrez (ES) e collabora con Masako Matsushita (IT/JP). \nLa sua ricerca coreografica e performativa si articola attraverso scenari che evocano ambienti intimi\, astratti e inquietanti\, collocando pubblico e performer all’interno di uno spazio condiviso. L’idea di “intimità” supera la sfera del privato\, trasformandosi in un luogo condiviso di cooperazione in grado di aprire riflessioni sul presente. \nDal 2020 presenta i suoi lavori all’interno di festival\, teatri\, musei e fondazioni d’arte\, tra cui MAXXI – L’Aquila\, Cango – Cantieri Goldonetta Bmotion Festival\, Fabbrica Europa Festiva\, Mattatoio\, La Fondazione – Fondazione Nicola del Roscio\, Racconti di altre danze Festival\, Nuovo Teatro delle Commedie\, Fondazione smART\, Museo della Città\, Sala Santa Rita/Palaexpo. \nLa sua ricerca è stata presentata da Camilla De Simone (filosofa e attivista) all’Università di Cambridge all’interno della conferenza Modernism Remodelled (2023). Da questo nel 2024 uscirà una pubblicazione dal titolo The interaction between intimacy and elsewhere in the aesthetic experience pubblicato da Lucy Cavendish College.
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DESCRIPTION:Dal 24 al 30 novembre la compagnia Framedivision sarà in residenza artistica alla MAB.\n\nIn questi giorni di permanenza creativa\, Alexine Dayné approfondirà una ricerca intorno alle figure femminili del mito e della letteratura per la costruzione di un prossimo spettacolo\, Blanche. \nBLANCHE \nun monologo dentro lo specchio di e con Alexine Dayné\nuna produzione di framedivision \nLo spettacolo è già iniziato\, esattamente come avviene quando nasciamo: arriviamo in un mondo iniziato molto prima di noi\, e a – noi – tocca accordarci sulle note della musica che sta suonando la vita. Non viceversa.\nIn quel luogo\, a separare la scena dalla platea (come una parete invisibile)\, c’è il grande specchio di un antico camerino\, con tutte le sue lampadine attorno alla cornice e\, dentro/dietro lo specchio\, un’attrice è intenta a prepararsi per andare in scena. Spettatori e attrice\, ora\, sono insieme. L’attrice si riflette nel pubblico\, e lui in lei. Come fossero una cosa sola. \nDa una parte\, dunque\, c’è un’attrice che\, allo specchio\, si osserva ed osserva ciò che sta pervdiventare; dall’altra c’è il pubblico che anch’esso\, attraverso l’attrice\, si osserva ed osserva – e vede – ciò che nella realtà reale è difficile afferrare. La drammaturgia si fonda sul respiro profondo del monologo; un monologo che diventa\ndialogo\, una sorta di confessione aperta allo specchio nel quale – pubblico e attrice – diventano un tutt’uno.\nBlanche\, la tragica protagonista di “Un tram che si chiama desiderio”\, il capolavoro teatrale di Tennessee Williams – sta per nascere grazie all’andata in scena dell’attrice che la interpreterà; ma il suo destino è in mano non più al personaggio che l’autore ha fissato sulle pagine del copione\, ma nelle mani dell’attrice stessa che\, ripercorrendo il testo e la storia del personaggio\, sceglie di scostarla e di scostarsi\, quindi\, dal futuro che le era stato assegnato trasformando Blanche in un essere capace di inventare un proprio volo che la sollevi dalla sorte a lei destinata. \nUno spettacolo sulla trasformazione. Sulla metamorfosi. Sul cambiamento. Uno spettacolo che si fa riflessione profonda sulla necessità che ognuno di noi ha di cambiare. Sulla possibilità che abbiamo di svoltare; e di voltare pagina; addirittura\, di rifiutare il ruolo che ci era stato destinato\, per scegliere un altro percorso\, un altro finale; un’altra possibile vita da vivere e non da subire. Uno spettacolo che narra di una larva che sognò di diventare farfalla… E la farfalla fu. \n  \nCrediti\nconcept: framedivision\ndi e con Alexine Dayné\ndrammaturgia: Alexine Dayné e Andrea Damarco\nmusiche: Max Richter\, M83\ninstallazione scenica e luci: Replicante teatro\ncomunicazione: Tullio Macioce\nassistente alla produzione: Alessandro Delfino \n  \nAlexine Dayné\nNata ad Aosta nel 1985\, è storica\, teorica del cinema\, docente e operatrice culturale\, attiva in particolare nei settori del cinema\, del teatro e dell’immagine sul territorio valdostano. Laureata con lode in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale all’Università di Torino\, ha inoltre ottenuto\, tra il 2009 e il 2010\, tre attestati in seminari di critica cinematografica. Nel 2019 si diploma alla scuola di teatro e doppiaggio ODS di Torino\, conseguendo un master in recitazione cinematografica e uno in doppiaggio. \nTra il 2004 e il 2010 frequenta diversi laboratori teatrali e di espressione corporea ad Aosta e Torino\, tra cui quelli con i Marcido Marcidorjs Famosa Mimosa\, prendendo parte alle relative produzioni come attrice. Nel 2010 e 2011 cura organizzazione e ufficio stampa della compagnia Nuovababette Teatro\, dirige il laboratorio Recitare per stare insieme (ed. 2010/2011) e partecipa come attrice a reading e letture animate per bambini. Nel 2016 insegna teatro in ulteriori percorsi rivolti a ragazzi e bambini. \nDal 2013 è presidente di framedivision\, realtà culturale e gruppo di lavoro attivo anche nella produzione performativa. All’interno di framedivision è attrice\, co-autrice e produttrice di progetti come Psiche e Calipso\, consolidando un percorso che unisce creazione artistica\, ricerca e cura organizzativa. È attrice\, autrice e insegnante della compagnia QU.BI.
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SUMMARY:Atlante. Oggi splende il sol
DESCRIPTION:Dal 10 al 18 novembre la MAB la compagnia Palinodie sarà in residenza artistica alla MAB per la creazione del nuovo spettacolo ATLANTE.\n \nUn lavoro corale che esplora il rapporto umano con la paura – da emozione primaria di sopravvivenza a strumento politico – e indaga il confine tra privato e collettivo\, realtà e percezione. \n\n\nSpettacolo selezionato per la stagione 25/26 della Saison Culturelle \n\n\nSinossi \n\n\n\nIn un aeroporto delle figure aspettano\, partono\, sono di passaggio. Stanno tornando a casa da un viaggio\, hanno in mano il biglietto che le porterà verso una vita migliore. Nei loro bagagli a mano ci sono le storie – a volte inconfessabili – che li hanno portati fino a qui. Fuori il mondo non ascolta. Va avanti\, schiaccia e travolge chi non riesce a ritagliarsi un’isola felice. Sono una poeta\, una hostess\, un cuoco\, un cantastorie con la chitarra sempre in spalla e un personaggio che sembra davvero il cattivo della storia. \nIl lavoro indaga il rapporto umano con la paura\, da emozione primaria di sopravvivenza\, a strategia politica. Il contenuto dello spettacolo si muove tra privato e pubblico\, tra soggetto e collettività. Dalla disarticolazione delle informazioni e dalla complessità della verifica delle fonti prende spunto\, per individuare un moto di conoscenza diverso. L’aeroporto Atlante è uno spazio di transito\, un paradiso contemporaneo. Gli aeroporti sono spesso le espressioni architettoniche più straordinarie di una città\, ma che cosa si cela dietro la perfezione della linea? \n\n\n\n  \nCrediti \nprogetto drammaturgico Verdiana Vono\nregia Stefania Tagliaferri\nconsulenza in scena e fuori scena Andrea Santantonio\ncon Nadia Casamassima\, Andrea Cazzato\, Silvia Pietta\, Verdiana Vono\ncontributi di Alberto Zanin\nuna produzione Palinodie\nin coproduzione con IAC – Centro Arti Integrate di Matera\nFoto di Giorgio Prodoti \n  \nPalinodie è una compagnia di teatro contemporaneo fondata ad Aosta nel 2012 e co-diretta da Stefania Tagliaferri\, regista diplomata alla Paolo Grassi\, e da Verdiana Vono\, dramaturg formatasi a Ert – Emilia Romagna Teatro. Tra i riconoscimenti più recenti il premio Scenario Adolescenza per Tinta di Vono e Cicconi\, il sostegno Siae Per chi Crea per la produzione di Alle mie figlie di Tagliaferri e Vono\, la selezione per La/s Escritura/s de La/s Diferencias del testo Brucia il Mito di Vono. \nAlla produzione degli spettacoli\, Palinodie affianca azioni di programmazione con l’intento di nutrire il discorso teatrale e lo sviluppo territoriale\, come la rassegna Prove Generali – Il teatro va in montagna (a Morgex da 2017) e il Festival Aosta Città Diffusa (dal 2021)\, collaborando con le principali istituzioni pubbliche valdostane e con enti privati\, tra i quali Fondazione Natalino Sapegno e Compagnia di San Paolo. \nPalinodie è ETS riconosciuta e finanziata dalla Regione Valle d’Aosta e da marzo 2025 ha in gestione la MAB – Maison des Artistes Bard\, innovativo centro di residenza\, primo stabile in Valle d’Aosta. A livello nazionale fa parte di Cresco\, di Risonanze (nel direttivo)\, di Illumina Rete Nazionale per la parità di genere nelle arti performative e in Borderlands. È nella co-progettazione di Plus Aosta e del Teatro Giacosa.
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SUMMARY:Nuoveau Grand Tour // Residenza arti visive
DESCRIPTION:Nell’ambito del Nouveau Grand Tour\, per tutto il mese di novembre la Maison des Artistes Bard accoglie Clémentin Taupin\, artista proveniente dalle arti visive. \nClémentine Taupin è nata nel 2001 nello Yonne. Dopo aver conseguito il DNA presso la Scuola di Belle Arti di Nancy\, ha ottenuto il suo DNSEP alla Villa Arson di Nizza nel 2024. Attualmente Clémentine è residente permanente presso lo artist-run space La Station a Nizza. Clémentine dipinge e disegna a partire da fotografie che realizza nel contesto del suo territorio rurale natale. \nLe sue opere pittoriche si sviluppano attraverso la reminiscenza di un paesaggio lontano\, nella solastalgia permanente delle topografie e dei corpi viventi. Figlia e nipote di allevatori di bovini\, il suo lavoro pittorico è impregnato del corpo della fattoria in cui è cresciuta e di cui attualmente ne disegna i contorni. Testimonia una trasmissione intergenerazionale di gesti ancestrali\, confrontandoli con quelli dell’agricoltura contemporanea\, con l’intento di tessere un legame intimo con la propria esperienza plastica. \nDurante la residenza alla Maison des Arts du Bard\, Clémentine desidera sviluppare una ricerca sul disegno e la pittura intorno alle stratificazioni del paesaggio alpino\, affrontando la montagna come un palinsesto geologico e memoriale. Il villaggio di Bard\, il suo rilievo e la sua storia\, rappresentano un terreno di osservazione propizio a un’esplorazione plastica che unisce sezioni immaginarie\, cartografie sensibili e paesaggi ricomposti. \n→ instagram.com/clementine.taupin \nQuesta residenza offre uno spazio-tempo privilegiato per lo sviluppo di progetti di ricerca o di creazione\, in relazione con il contesto alpino e le tematiche contemporanee. Per la residenza la MAB mette a disposizione un atelier a uso esclusivo dell’artista. \nIn collaborazione con l’Institut Français Italia
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SUMMARY:Ci sono cose più importanti di cui parlare - Le Cariatidi // Residenza di creazione
DESCRIPTION:Per il ciclo “Con le migliori intenzioni”\, dal 2 al 16 novembre la MAB ospita la residenza artistica della compagnia Frosini Timpano\, con il lavoro Ci sono cose più importante di cui parlare – Le Cariatidi. \nParliamo di donne\, di femminismo\, della terza quarta quinta ondata\, o della marea\, e della dispersione della lotta\, delle domande che dei dubbi che ti girano dentro\, essere radicali o cambiare quel che c’è con cosa c’è\, i (non nuovi) dilemmi\, le contraddizioni… Perché in fondo che volete? \nAvete raggiunto la parità\, avete fatto tante conquiste\, noi siamo con voi\, qui nel mondo che ormai è cambiato… È cambiato? Continuiamo a muoversi nella casa del padrone\, dove abbiamo messo delle belle tendine che sembrano nuove\, dove seguiamo la sua ombra\, cercando di entrarci dentro. E dunque come si fa? Come si fa? Come si fa ad essere femministe (o transfemministe etc) in mezzo a un mondo che non lo è e che\, lo vediamo\, è affacciato sul baratro\, come si fa se ci sono cose più importanti di cui parlare\, da cui occuparsi? Guerre\, sfruttamento\, disparità sociale\, ingiustizia economica\, disastro ambientale… Lo vediamo. Ci sono cose più importanti di cui parlare. Essere dentro il mondo\, inequivocabilmente patriarcale\, o esserne fuori? E se sono fuori che faccio?\nCome ci vivo? Lo rivolto il mondo\, con questo linguaggio? \n  \nCrediti\nuno spettacolo di Frosini Timpano\ntesto di Elvira Frosini\nregia di Elvira Frosini e Daniele Timpano\ncon: Elvira Frosini e altro cast in via di definizione\nuna produzione GLI SCARTI – Centro di produzione teatrale di innovazione\nin coproduzione con Kataklisma Teatro\nFoto di Eolo Perfido \nLa Compagnia Frosini Timpano nasce nel 2008 dall’incontro fra Elvira Frosini e Daniele Timpano. I loro lavori sono stati rappresentati e co-prodotti dai più importanti teatri e festival in Italia e all’estero. Tra i loro spettacoli: Dux in scatola (2006)\, Reperto#01 (2006)\, Ecce robot! (2007)\, Sì l’ammore no (2009)\, Risorgimento pop (scritto con Marco Andreoli\, del 2009)\, Ciao bella (2010)\, Digerseltz (2012)\, Aldo morto – tragedia (2012)\, Zombitudine (2013)\, Alla città morta. Prima epistola ai romani (2014)\, Carne (2016)\, Acqua di colonia (2016)\, Gli Sposi (2018)\, Ottantanove (2021)\, Archeologie Future (2021)\, Disprezzo della donna (2022)\, Tanti Sordi (2024). Molti loro lavori sono stati pubblicati da vari editori e sono stati finalisti e vincitori di numerosi premi. Fra tutti ricordiamo\nlo spettacolo Ottantanove\, vincitore nel 2022 del premio Ubu come migliore novità drammaturgica.
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SUMMARY:Il tempo che abbiamo perso
DESCRIPTION:Per il ciclo “Con le migliori intenzioni”\, dal 2 al 5 ottobre la MAB ospita la residenza artistica della compagnia Palinodie\, con il lavoro Il tempo che abbiamo perso. \nSi dice che litigare sia un arte e che per una buona narrazione serva un conflitto da risolvere. È possibile che entrambe le affermazioni siano vere\, ma quanta vita perdiamo nello scontro? \nIl nuovo lavoro di Palinodie affronta il tema dello scontro\, chiedendosi quanta vita perdiamo nel restare intrappolati. \nCrediti\nuno spettacolo di Palinodie\ntesto di Stefania Tagliaferri\nregia di Stefania Tagliaferri\ncon: Brixhilda Shqyalsi\, Andrea Cazzato e Stefania Tagliaferri\nLuci Alberto Bich / Mlab service\nSupporto tecnico Marina Cerise\ncollab. scene Cecilia Chiaro \nUna produzione Palinodie\, con il sostegno dell’Ordine degli Psicologi della Valle d’Aosta \nfoto Giorgio Prodoti \n  \nPalinodie è una compagnia di teatro contemporaneo fondata ad Aosta nel 2012 e co-diretta da Stefania Tagliaferri\, regista diplomata alla Paolo Grassi\, e da Verdiana Vono\, dramaturg formatasi a Ert – Emilia Romagna Teatro. Tra i riconoscimenti più recenti il premio Scenario Adolescenza per Tinta di Vono e Cicconi\, il sostegno Siae Per chi Crea per la produzione di Alle mie figlie di Tagliaferri e Vono\, la selezione per La/s Escritura/s de La/s Diferencias del testo Brucia il Mito di Vono. Alla produzione degli spettacoli\, Palinodie affianca azioni di programmazione con l’intento di nutrire il discorso teatrale e lo sviluppo territoriale\, come la rassegna Prove Generali – Il teatro va in montagna (a Morgex da 2017) e il Festival Aosta Città Diffusa (dal 2021)\, collaborando con le principali istituzioni pubbliche valdostane e con enti privati\, tra i quali Fondazione Natalino Sapegno e Compagnia di San Paolo. Palinodie è ETS riconosciuta e finanziata dalla Regione Valle d’Aosta e da marzo 2025 ha in gestione la MAB – Maison des Artistes Bard\, innovativo centro di residenza\, primo stabile in Valle d’Aosta. A livello nazionale fa parte di Cresco\, di Risonanze (nel direttivo)\, di Illumina Rete Nazionale per la parità di genere nelle arti performative e in Borderlands. È nella co-progettazione di Plus Aosta e del Teatro Giacosa.
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SUMMARY:Dittico della Bufera - residenza artistica
DESCRIPTION:Il LAC\, teatro di produzione di Lugano\, sarà in residenza artistica alla Maison des Artistes Bard dal 20 al 29 giugno con il progetto di alta formazione teatrale di Carmelo Rifici Dittico della bufera di Anton Checov. Carmelo Rifici\, direttore del LAC e uno dei più importanti registi teatrali italiani ed europei\, torna a indagare due testi cecoviani che hanno segnato le tappe fondanti del suo percorso registico: Tre sorelle e Il gabbiano. \nQuest’ultimo è stato riscritto dall’attrice e drammaturga Livia Rossi\, che lo rilegge alla luce della storia recente mettendolo in dialogo con gli scritti di Anna Politkovskaja e Svetlana Aleksjievič\, entrambe profondamente coinvolte nella narrazione della guerra\, e con l’Evgenij Onegin di Puškin\, opera che segna l’origine della grande letteratura russa. \n“Questo dittico apre una nuova fase di lavoro nel campo pedagogico – spiega Rifici. È da intendersi come apertura verso un modo altro di immaginare percorsi con giovani interpreti che non prevede la forma finita di uno spettacolo. \nChe cosa significa per dei giovani lavorare oggi sul repertorio cecoviano mantenendo un dialogo vivo con la letteratura? È possibile tradurre in chiave contemporanea la grande drammaturgia senza tradirla profondamente? Possono delle giovani attrici e giovani attori interpretare parti anagraficamente inadeguate per fare esperienza di vita e teatrale? Possiamo chiedere a Cechov di intervenire nella questione della Russia e nell’Europa di oggi? Ci siamo formati sulla grande letteratura russa\, i suoi grandi autori sono da sempre territorio fertile nelle scuole di teatro. Che cosa cambia oggi alla luce delle terribili conseguenze di una guerra tra Oriente e Occidente?” \nDittico della bufera\nTre sorelle / Il gabbiano\nAnton Cechov / Carmelo Rifici / Livia Rossi\nMaison des Artistes Bard / 20 – 29 giugno 2025
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SUMMARY:"Atomica" Residenza di creazione
DESCRIPTION:“Atomica” è uno spettacolo che esplora il tema della responsabilità individuale di fronte a eventi storici di portata collettiva e delle conseguenze che un evento straordinario può avere nella vita di un semplice individuo. “Atomica” è una storia di fantasmi\, che ci parla dal cuore del ‘900 per ricordare a noi stessi la nostra natura più profonda: quella di creature complesse che attraversano il tempo e le generazioni muovendosi tra creazione e distruzione\, potenza immaginifica e male assoluto. Lo spettacolo è costruito su una drammaturgia originale ispirata allo scambio epistolare avvenuto tra il filosofo tedesco Günther Anders e Claude Eatherly\, giovane metereologo e aviatore texano che diede l’ok allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima nel 1945. \nLo spettacolo avrà la forma di un viaggio onirico e visivo nella psiche di Claude\, che si confronta con i fantasmi del suo (e del nostro) passato: il racconto della vita di un uomo qualunque che attraversa l’America del ‘900\, e che ci parla della definitiva perdita dell’innocenza di un mondo che a partire da quel 6 agosto del 1945 dovrà continuamente fare i conti con la possibilità della sua fine.\nLe parole di Anders e di Eatherly\, portate in scena da Gabriele Portoghese dialogheranno con una drammaturgia sonora costruita intorno a una fantasmagoria sonora: una partitura di voci appartenenti alle figure fondamentali della vita di Claude. \nAl termine della residenza\, realizzata nell’ambito del ciclo di attività “Con le migliori intenzioni”\, è prevista una prova aperta per gli spettatori locali. \nMuta Imago è una compagnia teatrale nata a Roma nel 2006. È guidata da Claudia Sorace\, regista\, e Riccardo Fazi\, dramaturg e sound artist.\nNel 2022 Muta Imago ha vinto il Premio Ubu per il miglior progetto sonoro e miglior attore protagonista (Marco Cavalcoli) per lo spettacolo Ashes; nel 2021 il progetto Radio India\, co-ideato dalla compagnia\, ha vinto il Premio Speciale Ubu e il Premio Rete Critica. Nel 2011 Claudia Sorace ha vinto il premio come migliore regia e migliore spettacolo con “(a+b)3” al XXIX Fadjr Festival di Tehran. Nel 2009 Muta Imago ha vinto il Premio Speciale Ubu\, il Premio della critica dell’ANCT e il premio DE.MO./Movin’UP. A dicembre 2023 ha inaugurato al Centre Pompidou di Parigi l’installazione Bar Luna ideata assieme alla regista Alice Rohrwacher.
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SUMMARY:Spring Campus del DAS - Accademia di Arti Performative di Amsterdam
DESCRIPTION:DAS Theatre di Amsterdam è uno dei più importanti programmi europei di master per la ricerca artistica e curatoriale nel campo del teatro e delle arti performative\, aperto a professionisti olandesi e internazionali che lavorano nel campo dello spettacolo. A Bard\, presso la MAB\, il DAS organizza uno Spring Camp con 7 dei suoi studenti/performer\, curato dalla direttrice artistica del DAS Theatre Ingrid Vranken\, insieme all’ospite Tundé Adefioyé. L’obiettivo è creare un progetto di studio e creazione che possa interessare anche gli artisti locali di Bard e della Valle d’Aosta e possa coltivare uno spazio di scambio tra gli studenti/performer olandesi\, gli artisti residenti in zona\, e la gente del posto.\nI dintorni di Bard offrono un’opportunità unica per esplorare le narrazioni più che umane del paesaggio e il modo in cui possono offrire nuove prospettive alle questioni della polarizzazione sociale e dell’essere-con-l’altro. Durante la settimana di residenza\, saranno programmate una conferenza pubblica e un’apertura scenica per il pubblico locale.
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SUMMARY:RISE - Residenza di creazione
DESCRIPTION:La nuova creazione di Daniele Ninarello parte dall’osservazione della crisi che nasce dalla disconnessione tra individuo e collettività\, dalla difficoltà diffusa di sperimentare l’appartenenza a una collettività e la necessità di ritrovare un Noi. \nIn controtendenza con alcuni tratti dominanti contemporanei\, il coreografo prova a sovvertire l’antagonismo io-collettività per vivere il potenziale che invece si nasconde in questa relazione e che pare smarrito. \nVengono dunque indagate le possibilità che si aprono dalla disponibilità ad accogliere l’altro lasciando che la diversità ci abiti temporaneamente\, per scoprire come questa forza esterna non ci opprime ma anzi\, dà vita a un’altra voce possibile. \nIl progetto sonoro di Dan Kinzelman\, sassofonista e compositore\, si inserisce nella partitura come un ulteriore corpo/performer. La sua presenza darà vita a un paesaggio sonoro che rifletta la musicalità dei corpi e che al contempo li sostenga\, proiettandoli in un ambiente sonoro più ampio. \nLo spettacolo debutterà a settembre 2025. \nIdeazione e coreografia: Daniele Ninarello \nPerformer: Marina Bertoni\, Vera Borghini\, Erica Bravini\, Nicola Simone Cisternino\, Pietro Conti Milani \nMusiche originali composte ed eseguite da Dan Kinzelman \nAssistente alla creazione: Elena Giannotti \nProduzione Codeduomo \nin coproduzione con progetto RING (Festival Aperto / Fondazione I Teatri Reggio Emilia – Bolzano Danza / Fondazione Haydn – FOG Triennale Milano Performing Arts – Torinodanza Festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale) e IRA Platform \ncon il supporto di Primavera dei Teatri\, MAB – Maison des Artistes de Bard\, \nK3- Centre for Choreography | Tanzplan Hamburg e IIC di Amburgo\, Grand Studio di Bruxelles in collaborazione con Lavanderia a Vapore – Centro di residenza per la danza. \n  \nDaniele Ninarello\ncoreografo\, perfomer \nFormatosi alla  Rotterdam Dance Academy\, è stato interprete per svariati coreografi di rilievo internazionale tra cui Bruno Listopad\, Barbara Altissimo\, Meekers Uitgesprokendans\, Virgilio Sieni\, Sidi Larbi Cherkaoui. Ha danzato al fianco di musicisti e compositori tra cui Kai Gleusteen\, Ezio Bosso\, Dan Kinzelman\, Francesco Romano\, Xenia Ensemble\, Adriano De Micco. Con la cantautrice Cristina Donà ha dato vita nel 2021 a un progetto interdisciplinare Perpendicolare che intreccia musica\, canto e danza\, presentato in molti festival e teatri Italiani. \nE’ stato artista associato del Centro di Residenza per la Danza – Lavanderia a Vapore di Collegno nel triennio 2018-2020. \nTra le produzioni si ricordano Rock Rose Wow (2013)\, vincitrice di Movin’Up\, Bando Teatri del Tempo Presente; KUDOKU\, che debutta al Festival internazionale di danza contemporanea della Biennale Danza di Venezia 10\, selezionato per il prestigioso progetto internazionale AEROWAVES TWENTY17 – partner da 34 Paesi nel mondo – NID Platform 2017 e per il Rencontres Choreographiques – Seine Saint Denis; Pastorale\, progetto di creazione selezionato per l’azione Residance XL della Rete Anticorpi\, presentato al Théatre de la Ville di Parigi nel 2024. \nIn qualità di coreografo\, Ninarello è stato invitato a creare\, tra gli altri\, per la compagnia EgriBianco Danza diretta da Raphael Bianco; per la MM Contemporary Dance Company di Reggio Emilia\, diretta da Michele Merola; per gli studenti del terzo anno di Modern Dance Theatre della University of the Arts di Amsterdam; per il progetto europeo Performing Gender Dancing in your shoes su invito di Gender Bender\, Bologna; per il Teatro Sperimentale di Tirana\, in collaborazione con l’IIC di Tirana. \nCon l’Associazione CodedUomo\, fondata nel 2013\, ha dato vita\, oltre che alle proprie produzioni\, a progetti di formazione orientati a professionisti\, dilettanti\, comunità territoriali\, giovani\, adolescenti. \n  \nDan Kinzelman\ncompositore\, musicista\, pedagogo \nNato e cresciuto negli Stati Uniti\, dal 2005 vive stabilmente in Italia. \nÈ salito rapidamente alla ribalta della scena italiana come membro della band del leggendario Enrico Rava\, dove ha lavorato come solista\, arrangiatore e direttore musicale. Negli ultimi anni\, la sua attenzione si è spostata su collaborazioni a lungo termine con talenti emergenti della sua stessa generazione come Giovanni Guidi\, Simone Graziano e William Tatge\, e soprattutto con il trio collettivo Hobby Horse e la sua versione estesa\, Ghost Horse. \nIl suo lavoro è caratterizzato da una vena fortemente irriverente\, che mescola una profonda conoscenza della storia del jazz con una propensione al rischio e all’esplorazione sonora. I suoi progetti\, difficili da classificare\, spesso combinano linguaggi musicali selvaggiamente distanti in qualcosa di inquietante ma allo stesso tempo seducente\, la cui coerenza estetica deriva paradossalmente dagli estremi contrasti tra gli elementi in gioco. \nOggi è una figura centrale nella scena musicale creativa italiana\, sia come bandleader che come solista.  Si è esibito in molti dei più importanti festival e club musicali in Europa e negli Stati Uniti\, tra cui Umbria Jazz (Italia)\, Treibhaus (Austria)\, Ausland (Germania)\, Novi Sad Jazz Festival (Serbia)\, Jazz in Bess (Svizzera)\, Skylark Chicago (USA)\, Juttutupa (Finlandia)\, per citarne alcuni.
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DESCRIPTION:Con un titolo che fa riferimento all’autobiografia del celebre regista svedese Ingmar Bergman\, otto collettivi artistici indipendenti sono in residenza a Bard\, alla MAB\, per circa 2 settimane ciascuno\, per un periodo di studio e ricerca su una nuova produzione di spettacolo\, cercando di creare connessioni con il territorio valdostano e con le comunità locali. \nZaches Teatro è una compagnia di teatro e danza fondata a Firenze nel 2007. \nDanza contemporanea\, teatro di figura\, uso della maschera\, sperimentazione vocale\, composizione sonora originale: i linguaggi artistici di Zaches Teatro sono molteplici\, ma tutti votati alla ricerca di una raffinatezza formale ed espressiva basata su una cura drammaturgica dell’immagine\, del suono\, del testo e del movimento. \nCon le sue produzioni tout public ha viaggiato in Europa\, Russia e Asia\, ha partecipato ai più importanti festival nazionali e internazionali\, ricevendo premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. Tra gli altri\, nel 2023 riceve il “Premio Hystrio Corpo a Corpo” per la sperimentazione e la contaminazione dei linguaggi artistici. \nGnanca na busia\nGnanca na busia è un progetto di teatro di figura ispirato all’autobiografia di vita contadina Clelia Marchi\, scritta dall’autrice su un grande lenzuolo a due piazze. La testimonianza unica di un mondo rurale oggi così remoto e incomprensibile\, racchiuso nelle parole della più umile dei suoi esponenti. Il progetto\, con 4 attori in scena\, è frutto del lavoro di 4 giovani artisti partecipanti al corso Animateria del Teatro Gioco Vita di Piacenza\, con il tutoraggio di Luana Gramegna\, regista di Zaches
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DESCRIPTION:La prima residenza creativa presso la MAB riguarda lo spettacolo “Tinta – una storia autobiografica” di Eleonora Cicconi e Verdiana Vono\, quest’ultima co-direttrice della compagnia teatrale Palinodie. Lo spettacolo ha vinto in Premio Scenario Adolescenza 2024 ed è una co-produzione con il Teatro GiocoVita di Piacenza. Arriva alla MAB nelle fasi ultimazione del progetto\, in vista del debutto milanese previsto a maggio 2025. Questa prima residenza sarà un’occasione per testare la struttura\, i suoi arredi\, preparare lo spazio in vista dell’apertura ufficiale.
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