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SUMMARY:Laura Gazzani in residenza col progetto Aimée
DESCRIPTION:Dal 25 al 29 maggio alla MAB la residenza artistica di Laura Gazzani con il progetto AIMÉE il confine come promessa / la frontière comme promesse. \n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nTutto inizia con due corpi. Una distanza da misurare\, un ascolto da costruire\, una fiducia da guadagnare passo dopo passo. AIMÉE nasce come duetto coreografico che prende la bourrée\,  danza folk delle zone di confine\, come punto di partenza per interrogare uno dei concetti più urgenti del nostro tempo: il confine. Non come barriera\, ma come luogo vivo di scambio\, incontro e trasformazione. \nLa bourrée è una danza di soglia. Appartiene alle comunità rurali delle zone di frontiera e risuona\, con ironia fertile\, nel “pas de bourrée” della danza classica accademica. Questo cortocircuito tra tradizione popolare e linguaggio codificato apre un campo di ricerca ricco e contraddittorio: una danza che attraversa epoche\, contesti e corpi diversi\, e che porta con sé la memoria di chi l’ha danzata prima di noi. \nDal duetto si genera un movimento corale. Il cerchio si allarga\, il passo diventa invito\, e la danza si trasforma in esperienza collettiva. Una chiamata pubblica coinvolge gli abitanti del territorio in due giorni di laboratorio\, al termine dei quali la comunità sale in scena insieme ai danzatori professionisti. Non come sfondo\, ma come parte viva dell’opera. Il confine tra spettatore e interprete si dissolve\, e con esso ogni distanza tra arte e vita quotidiana. \nA radicare ulteriormente il progetto nel luogo\, una raccolta di suoni ambientali — piazze\, sentieri\, portoni — diventa materiale per una partitura sonora costruita insieme al sound designer: una mappa acustica del territorio che entra nella danza e la abita. \nAIMÉE è una ricerca in divenire\, nata da un percorso coreografico avviato nel 2021 sulla rivisitazione contemporanea dei balli popolari come forma di memoria collettiva. Un progetto che restituisce al passo la sua funzione più antica: creare comunità\, generare prossimità\, fare promessa di incontro. \n  \n\n\n  \n\n\nCrediti\nAIMÉE il confine come promessa / la frontière comme promesse \ncoreografia di / chorégraphie de Laura Gazzani  \ncon / avec Francesca Rinaldi\, Melania Pallini  \nassistente alla coreografia / assistante chorégraphique Jessica Russo  \nsound Tim Van Der Burg \n\nLaura Gazzani\nHa iniziato la sua formazione accademica in Italia e poi ha vissuto a Los Angeles\, Madrid e New York\, dove ha studiato danza contemporanea\, linguaggi urban e pratiche di improvvisazione\, e ha lavorato come danzatrice. Nel 2014 ha fatto un tirocinio come osservatrice alla Forsythe Company\, seguendo la ripresa del lavoro di One Flat Thing\, reproduced: da lì ha iniziato a interrogarmi sulla percezione\, sul corpo come strumento di relazione con lo spazio e con lo sguardo. \nDal 2018 crea lavori che portano il nome di persone\, perché considera ogni creazione un organismo vivo\, che cresce\, inciampa\, cambia identità e direzione. Il suo primo solo è Pedro (2020/2021)\, selezionato per la Vetrina della giovane danza d’autore 2021. Poi Walter (2021/2023)\, co-prodotto da Anghiari Dance Hub e Zerogrammi\, vincitore di Danza Urbana XL 2022 e del Dancescapes Mobility Grant 2022\, che ha aperto una ricerca sulla ripetizione come dispositivo drammaturgico ed emotivo. Nel 2024 ha debuttato con Graziosissimo\, sostenuto dal MiC e da SIAE attraverso il programma Per Chi Crea\, e selezionato dalla Vetrina della Giovane Danza D’Autore 2025. Nel 2025 è nato Carmela\, selezionato dalla NID Platform – Open Studios 2025. \nLa sua pratica si fonda sull’urgenza di condividere un’esperienza con chi guarda: considera la scena un luogo fragile ed esposto\, dove l’incontro avviene nella percezione\, negli slittamenti\, nei silenzi\, più che nelle certezze.
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SUMMARY:Residenza artistica di Anagoor alla MAB per il nuovo lavoro su Arlecchino
DESCRIPTION:Dal 25 maggio al 3 giugno alla MAB la residenza artistica della compagnia pluripremiata Anagoor con il progetto La Tragedia di Arlecchino\, questa commedia non è divina. \n  \n\n\nPresentazione del lavoro\nArlecchino. Viaggio di un demone \nChi è Arlecchino oggi\, in un secolo tragico? Non solo una maschera\, non solo un servo astuto o un saltimbanco: Arlecchino è un demone antico\, una figura ctonia che guida i morti nella notte\, uno spirito indomabile che attraversa i secoli portando con sé il peso e la rabbia dei dannati\, dei poveri\, degli esclusi. \nQuesto progetto artistico parte dalle radici medievali del personaggio — Hellequin\, re degli Elfi\, capo della caccia selvaggia\, benandante in trance — per arrivare al Novecento di Picasso e Baj\, dove Arlecchino si frantuma in schegge e diventa emblema della tragedia contemporanea. Le losanghe del suo costume non sono più decorazione: sono pezzi di mondo cuciti insieme\, brandelli di storie\, cicatrici di Guernica\, di Auschwitz\, di Gaza. \nAl centro della ricerca c’è il corpo dell’attore: vivo\, imprevedibile\, estatico. Sotto la maschera pietrificata ribolle una carne che non si lascia domare. Arlecchino è l’ultimo individuo prima dell’omologazione di massa\, il comico e il tragico fusi insieme\, la gioia e il dolore che abitano lo stesso volto. \nUno spettacolo che è anche un atto di memoria: raccogliere frammenti significa farsi portavoce\, con tutto il rischio e la responsabilità che questo comporta. \n  \nCrediti\nLa Tragedia di Arlecchino\, questa commedia non è divina.  \nLuca Altavilla // Anagoor \nSound Design: Mauro Martinuz  \nMaschera: Alessandra Faienza  \nCappello: Jcosky \nSartoria: Sara Favero \nRicerche: Lisa Gasparotto + Sergia Adamo  \nAssistenza Alla Regia: Marco Menegoni  \nDrammaturgia: Luca Altavilla + Simone Derai  \nRegia Scena Luci Costumi: Simone Derai  \nStruttura: Thymele  \nContributo: Regione Friuli Venezia Giulia  \nPartner: Festiltinaos + Operaestate Bassano + MAB Maison Des Artistes Bard \n\nAnagoor\n\n\nAnagoor è tra le compagnie più note e premiate del teatro contemporaneo europeo (Leone d’Argento alla Biennale Teatro di Venezia 2018). Negli anni il collettivo ha ridefinito i confini del teatro contemporaneo\, intrecciando arti performative\, filosofia\, musica e immagine in creazioni di straordinario impatto estetico e intellettuale. \n\n\nLa compagnia Anagoor è fondata da Simone Derai e Paola Dallan a Castelfranco Veneto nel 2000\, configurandosi fin da subito come un esperimento di collettività. Oggi alla direzione di Simone Derai e Marco Menegoni si affiancano le presenze costanti di Patrizia Vercesi\, Mauro Martinuz e Giulio Favotto\, Monica Tonietto\, Gayané Movsisyan\, Piero Ramella\, mentre continuano a unirsi artisti e professionisti che ne arricchiscono il percorso e ne rimarcano la natura di collettivo. \nIl teatro di Anagoor risponde a un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove performing art\, filosofia\, letteratura e scena ipermediale entrano in dialogo\, pretendendo tuttavia\, con forza e in virtù della natura di quest’arte\, di rimanere teatro. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna trevigiana\, presso La Conigliera\, allevamento cunicolo convertito in atelier e dal 2010 fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies – art work space. Domenico Garofalo\, Annalisa Grisi e Maria Grazia Tonon completano il team seguendo management e curatela del progetto artistico. \nFra i premi ricevuti: il premio “Jurislav Korenić“ a Simone Derai come miglior giovane regista al 53mo Festival MESS (2012)\, il Premio Hystrio – Castel dei Mondi (2013)\, il Premio ANCT per l’innovativa ricerca teatrale\, il premio HYSTRIO alla regia (2016) e il Premio ReteCritica.
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